Oggi, complice una trasferta lavorativa in auto, sono stato bombardato da informazioni relative al cosiddetto “Friday for Future”, una specie di call to action ambientalista lanciata dalla sedicenne Greta Thunberg.

Ho quindi ho avuto il tempo di rilflettere sulla questione, e quindi per contrappasso ora vi beccate il pippone ヅ.

non vanno per il sottile.

Il tema è uno tra i più sentiti all’interno della popolazione Italiana e, più in generale, è un tema che ha trazione in quasi tutti i contesti più o meno democratici mondiali. Non dimentichiamo, ad esempio, la protesta del 2017 in Vietnam, che ha avuto un ampio sostegno pubblico, tanto da costringere il governo alll’arresto di alcuni blogger. E il Vietnam non è l’unico esempio. In Cina, per gestire il problema dello smog, hanno una lotteria per ottenere il permesso di acquistare un’auto, e comunque hanno un sistema di blocco a targhe alterne attivo 365 giorni l’anno (altro che il blocco degli euro 3). Il tema, quindi, non è prerogativa dei SJW occidentali.

E perchè dovrebbe esserlo? A tutti piace fare una passeggiata nella natura. A nessuno piace sprecare risorse per inquinare, a nessuno piace morire prematuramente a causa dell’inquinamento, e nessuno vuole lasciare ai propri figli un mondo peggiore di quello che ha trovato (anche se, vista la situazione del sistema pensionistico italiano, su quest’ultimo asserto ho alcuni dubbi). Un “forza ragazzi!” a quelli di Friday for Future non ci pensiamo più, quindi?

una volta i comunisti i bambini li mangiavano, ora li usano per propagandare la propria ideologia

Non proprio, perchè il problema dei sostenitori della Thunberg non risiede tanto nel loro fine, di per sè nobile, ma nei mezzi che propongono per attuarlo. La chiave di lettura, purtroppo, è sempre la stessa: la colpa, come al solito, viene addossata al capitalismo, e la soluzione, come al solito, viene ricercata nell’intervento massivo degli enti statali nell’economia. Il solito marxismo che, visto che ormai risulta improponibile nella sua chiave classica, viene declinato in varie sfumature, regalandoci correnti ideologiche come quella del Third Wave Feminism, dell’ideologia Gender o, appunto, dell’ambientalismo anni ’70 di cui, francamente, non si sentiva il bisogno.

La solita minestra, quindi, di guerra al libero mercato con la scusa di maggiori regolamentazioni, tasse, sussidi e divieti. Il problema è che questa è una minestra decisamente indigesta per la realtà, che ha già dimostrato innumerevoli volte che utilizzare lo Stato per dirigere l’andamento della vita dei cittadini serve solo a distruggere ricchezza ed uccidere larghe fette della popolazione.

Qual è la strada corretta, quindi, per affrontare il moloch dell’inquinamento? Come si affrontano tutti i problemi troppo grandi per essere risolti: si dividono e si risolvono pezzo per pezzo. Sia per quanto riguarda i temi, sia per quanto riguarda le risorse. Basta parlare di climate change, cominciamo a parlare di polveri sottili nelle nostre città. Basta finanziamenti miliardari all’industria delle rinnovabili, lasciamo all’individuo scegliere il sistema più conveniente secondo i suoi personali valori, e concentriamoci sul sensibilizzarlo verso l’utilizzo di rinnovabili. Il prof. Bassani, docente di Storia delle Dottrine Politiche di UniMI, è solito dire: “dalla modernità in poi, i cambiamenti culturali precedono sempre quelli sociali ed economici”. A poco serve l’ecoincentivo se l’individuo non si rende conto del reale vantaggio nell’usare mezzi elettrici, se non ad ingrassare i soliti ed a giustificare l’ecotassa.

E sopra a questo cambio di paradigma, posizioniamo una rinnovata fiducia nella scienza: il progresso tecnologico ci ha dato tantissimo, e sarà la soluzione anche al problema dell’inquinamento. Le fonti rinnovabili diventeranno, se non inquiniamo il mercato (vero carburante del progresso tecnologico), più efficienti e più economiche dei carburanti fossili. Ce li lasceremo indietro, come ci siamo lasciati indietro il grasso di balena. L’inquinamento è inefficienza, e l’inefficienza costa. Diamo il tempo e lo spazio a progresso e mercato di eliminare questa inefficienza, come hanno eliminato le lettere cartacee con le eMail.

Parafrasando F. A. Hayek, quindi, non è che non ci sia nulla da fare. C’è tantissimo da fare! Il problema è: chi decide per chi?

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