Ieri sera ho visto, quasi per caso, un post relativo ai rider di Deliveroo di Bologna, che vi riporto di seguito:

Nella mente dei ragazzi, questa doveva essere una protesta contro il sistema di Deliveroo che li “costringe” a lavorare per poco o nulla. In realtà hanno dato un esempio meraviglioso di cos’è il vero libero mercato.

qui il comunicato ufficiale

Una volta, esisteva lo sciopero. Un gruppo di lavoratori, più o meno grande, decideva di rinunciare al salario per ottenere un trattamento contrattuale migliore. E funzionava! Fino a quando i trattamenti contrattuali sono migliorati talmente tanto da non rendere più possibile l’utilizzo dello sciopero: visto l’ottimo trattamento ricevuto dai lavoratori salariati, e visto l’irrigidimento del mercato del lavoro, si era iniziata a formare una massa di persone pronte a sostituire il lavoratore che, infrangendo il patto che aveva stretto con l’azienda di lavorare in un certo modo per una certa quantità di denaro, lasciava libero il proprio posto di lavoro. E quindi lo sciopero venne messo in soffitta, relegato a strumento dei bei tempi andati. Ma a volte ritornano, e quindi, oggi, questi ragazzi si autodichiarano scioperanti. Però c’è un problema: loro non stanno scioperando.

Tutti devono rispettare il diritto di sciopero… Tranne lo Stato, ovviamente.

Caratteristica fondamentale dello sciopero, infatti, è la rottura del patto con l’azienda: un lavoratore che sciopera ha firmato un contratto che lo obbliga a prestare il proprio lavoro in cambio di benefit economici o di altro tipo; lo sciopero (da un punto di vista meramente teorico), è un illecito. Per carità, esiste il diritto di sciopero e non è più possibile licenziare gli scioperanti, ma resta comunque una rottura di un patto: è come se un fornitore, obbligato da contratto a fornire una certa quantità di merce, la limitasse per costringere il compratore a pagarla di più. Tanto che la categoria dei dipendenti pubblici può legalmente scioperare, ma deve seguire certi parametri e può essere precettata (richiamata forzatamente al lavoro con pene severe in caso di rifiuto), perchè lo Stato non può permettersi di essere ricattato.

I ragazzi di Deliveroo, però, non hanno un obbligo a prestare il proprio lavoro. Decidono loro quanto lavorare ogni giorno. E quindi, a tutti gli effetti, si sono comportati non solo in modo legittimo, ma addirittura giusto. Visto che il prodotto che loro vendono (il loro lavoro) non veniva, secondo il loro parere, pagato abbastanza, hanno deciso di non prestarlo più, facendone aumentare il valore. Esattamente come fa il produttore che, stanco di vendere a prezzo di costo, decide di rizzare la schiena e alzare il prezzo del proprio bene, anche se rischia di vendere meno. Hanno fatto benissimo, ed in questo modo ci hanno dato una grandissima lezione, che dovrebbero tenere bene a mente quelli che propongono misure come il salario minimo (di cui vi ho parlato qui):

Il valore di qualunque bene non è assoluto, ma dipende dalla quantità di quel bene disponibile nel mercato e dalla richiesta. E questo vale anche (soprattutto) per il lavoro.

Questa storia mi ha colpito particolarmente perchè credo sia un esempio davvero calzante della differenza tra il libero mercato reale e quello fantozziano descritto da chi non ama il libero mercato. Nel secondo, c’è una specie di distopia apocalittica, dove delle cupe multinazionali costringono i poveri lavoratori a fare la fame. Ma questo piccolo episodio dice che le cose non stanno proprio cosi’: in realtà c’è una contrattazione reale tra le parti che, autonomamente, decidono qual è l’accordo migliore per gestire il loro rapporto economico, in modo fluido ed elastico. La distopia (che non è completamente un frutto dell’immaginazione, è giusto dirlo) c’è quando lo Stato si intromette e congela i rapporti economici, che non possono più cambiare al mutare delle situazioni.
Involontariamente, lo Stato crea una profezia autoavverante: per evitare che i lavoratori vengano sfruttati, li conduce forzatamente in una situazione in cui è molto più difficile sfilarsi da una condizione di “ingiustizia” economica per entrambe le parti. E quando succede… Pazienza. L’importante è che tutti continuino a pagare l’obolo al Leviatano. E se qualcuno nel frattempo viene sfruttato.. Peggio per lui.

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