Si dice che il problema di dire le bugie è che a lungo andare nessuno ti crede più. Io dissento; non perché non sia vero, ma perché il vero problema è un altro: un bugiardo seriale tenderà sempre a credere che chiunque gli stia attorno mente tanto quanto mente lui. Non ci sono ancora studi in merito, ma sono ragionevolmente convinto che una parte del motivo per cui esiste il fenomeno dei complottisti è proprio legata a questo fenomeno: si mette in dubbio che la notizia “ufficiale” sia falsa perché l’individuo ha la tendenza a dare notizie “ufficiali” false. La viralità di internet ha semplicemente dato il materiale atto a giustificare una convinzione che già risiedeva nelle menti, un sospetto atavico che, di fondo, non è razionale. E come questo fenomeno funziona nel piccolo, esso sembra funzionare anche nel grande; non si spiegherebbe, altrimenti, la presa di posizione italiana in merito alla questione del Venezuela.
Ma andiamo con ordine: il Venezuela è in crisi socioeconomica fin dal 2010.

Eletto grillino cerca nel Deep Web collegamenti tra Bilderberg, progetto HAARP e Guaidò


Immaginate la crisi del 2008, moltiplicatela per 10 volte, togliete la polizia dalle strade ed aggiungete uno degli eserciti più corrotti di sempre ed avrete una vaga idea della situazione venezuelana. Cibo razionato, medicinali scarsi o nulli, criminalità altissima, inflazione galoppante.
Nel 2013 Nicolas Maduro batte il candidato d’opposizione nelle elezioni presidenziali suppletive indette a causa della morte di Chavez. Vince con meno dell’1% di scarto sull’opposizione, in elezioni in cui vengono contestati enormi brogli elettorali.
Nel dicembre 2015 le elezioni parlamentari hanno portato il MUD, il partito di opposizione a Maduro, ad avere la maggioranza del 70% all’interno del Parlamento venezuelano. E questo nonostante i numerosi casi di irregolarità riportati dagli osservatori internazionali, visto che i partiti governativi godevano del supporto economico diretto del governo Maduro e visti i numerosi casi di brogli accertati. Juan Guaidò viene eletto presidente del Parlamento.
Maduro, trovatosi con l’opposizione ad occupare l’organo legislativo, decide di creare tramite decreto presidenziale un nuovo Parlamento: L’Assemblea Nazionale Costituente, un organo non riconosciuto da gran parte della Comunità Internazionale. Nel luglio 2017 vengono svolte delle elezioni per determinare i membri, elezioni a cui viene vietato ai partiti di opposizione di partecipare.
Nel maggio 2018 l’Assemblea Nazionale Costituente indice nuove elezioni presidenziali; tali elezioni vengono boicottate dalla metà della popolazione, visto che l’ANC non è un organo che ha tale potere (anzi, non è proprio un organo con un qualche potere).
E quindi arriviamo ai giorni nostri: Juan Guaidò, la più alta carica ad oggi in Venezuela che è nata da elezioni costituzionali, decide di esautorare Maduro della carica di Presidente per portare il Venezuela a libere elezioni.

La situazione è delicatissima: Maduro ha il controllo delle risorse economiche dello Stato venezuelano, e potrebbe opporsi con la forza all’esautorazione, utilizzando le risorse statali e l’esercito che, finché viene foraggiato, gli è fedele. Di conseguenza Guaidò chiede il supporto della Comunità Internazionale, di modo che i conti correnti Venezuelani all’estero vengano congelati fino al risolversi della crisi. La moneta venezuelana ha un valore infimo, e quindi senza la stabilità delle monete internazionali per Maduro non sarebbe stato possibile sostenere la sua posizione a lungo.

Inflazione del Bolivar: stampare moneta per finanziare la spesa pubblica non è mai una buona idea

La palla quindi passa all’estero: Turchia, Cuba e Russia, gli storici alleati del Venezuela, sostengono Maduro. Ma il grosso del denaro risiede negli USA e nell’Unione Europea. Gli USA sono i primi a riconoscere l’autorità di Guaidò, mentre l’UE tergiversa, visto che alcuni Stati restano dubbiosi. Si giunge ad un accordo che riunisce tutti gli Stati Europei: un riconoscimento implicito di Guaidò finalizzato a portare a libere elezioni il Venezuela, per evitare di sostituire Maduro con un altro tiranno.
Ma l’UE non aveva ancora fatto i conti con la paranoia complottista del Governo italiano (in questo caso a trazione grillina, la Lega sta tentando di capovolgere la situazione). Il governo italiano infatti sostiene che, essendo stato scottato dalla questione libica, vuole evitare di schierarsi, continuando a dialogare con tutte le parti in causa. Poco importa che la situazione venezuelana è totalmente diversa da quella Libica: in Libia avevamo un dittatore di lunghissimo corso, non c’era una crisi istituzionale in atto ed il paese non era sull’orlo della guerra civile. In Venezuela, invece, abbiamo un dittatore con 5 anni di governo alle spalle, costellati di brogli elettorali e pesanti contestazioni, che è pronto ad utilizzare la forza per schiacciare un’opposizione largamente maggioritaria. Ed una situazione socioeconomica che definire drammatica è riduttivo. Non solo, evitare di riconoscere Guaidò significa non bloccare i conti esteri di Maduro, che quindi ha la possibilità economica di finanziare una guerra civile. Sangue (dei civili) contro oro, direbbe qualcuno. Significa anche dare legittimità a Maduro che legittimità, anche da un punto di vista costituzionale, non ce l’ha.

non sono tutti uguali, per fortuna.


Il grillini, infine, non solo si sono macchiati di connivenza con un tiranno, ma hanno fatto diventare il loro governo un governo fellone: hanno tradito i milioni di italo-venezuelani che vivono in Venezuela e che da anni chiedono all’Italia di intervenire sulla situazione in funzione anti-Maduro, e che ora rischiano il carcere o la morte.
Se, Dio non voglia, si arriverà alla guerra civile, sarà anche per colpa loro: perché quando il bene ed il male combattono, non schierarsi con il bene significa automaticamente schierarsi col male. Per questo, oggi, mi vergogno di essere Italiano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *