Sembra che il Movimento 5 Stelle sia diventato Reaganiano.. Nel senso che sembra che abbia preso la celebre frase di Ronald Reagan sullo Stato (“Se si muove, tassalo. Se continua a muoversi, regolalo. E se smette di muoversi, prova con i sussidi..”) ed abbia deciso di applicarla.


Si, perchè dopo aver portato a casa il Reddito di Cittadinanza, la pagina facebook del Movimento 5 Stelle ha lanciato la nuova promessa per il popolo grillino: “IN ARRIVO IL SALARIO MINIMO ORARIO”. In caratteri cubitali, con precisazione nel primo commento: “Il salario minimo orario sarà pari a quello attualmente vigente in Germania ✌️”.


Ci sono due problemi, però: il primo è che il salario minimo tende a generare disoccupazione. Il secondo è che in Italia esiste già il salario minimo.


Il salario minimo non è nulla di nuovo. E’ stata una delle primissime battaglie dei socialisti nell’800, e troviamo il primo esempio di una norma che imponeva il salario minimo nel 1894 in Nuova Zelanda. Per questo motivo, è una politica che è stata applicata in molti contesti diversi, è stata studiata a lungo e gli studi vengono aggiornati periodicamente. Ed il consenso quasi unanime degli studi è piuttosto brutale: non funziona. Mi spiego meglio: l’obiettivo esplicito, quello di aumentare la paga oraria dei salariati, viene raggiunto, di solito. Il problema è che questo aumento artificiale dei salari porta con se’ un aumento quasi lineare della disoccupazione. Gli studi più recenti parlano di un aumento dallo 0,3 all’1% del tasso di disoccupazione per un aumento dell’1% del salario minimo, con gli effetti peggiori nel caso in cui l’aumento del salario sia generalizzato e non legato ad un’area o ad un’industria. Sostanzialmente, i datori di lavoro licenziano chi produce una marginalità inferiore al salario minimo, il lavoro di quel lavoratore viene caricato su meno persone, che quindi prendono uno stipendio più alto ma, allo stesso tempo, lavorano di più. Si configura quindi come una vittoria dei profili professionali medio alti, che già guadagnano di più della minima e che vedono aumentare il loro potere contrattuale, ben sapendo che è più difficile sostituirli ora.
Ma la cosa più ridicola è che come dicevo, il salario minimo orario, in Italia, esiste già. Chiunque abbia mai avuto o somministrato un contratto di lavoro regolare sa che il pagamento orario deriva dal CCNL del settore, a cui vanno aggiunti eventuali aumenti frutto della contrattazione individuale tra collaboratore ed azienda. Vengono decisi grazie alla contrattazione periodica tra sindacati ed associazioni di settore e cambiano in base al livello ed al settore economico; sono, di fatto, un limite sotto cui non è possibile scendere per nessun motivo. Fa quindi specie che il Movimento 5 Stelle proponga un salario minimo, visto che già esiste. Probabilmente la proposta del Movimento 5 Stelle riguarda un aumento d’imperio delle retribuzioni dei CCNL, che però lascia perplessi, visto che quelle retribuzioni sono frutto di una contrattazione sindacale nazionale.


Ma quindi, come va letta questa proposta, visto che è controproducente e ridondante?
I Grillini, dopo aver inutilmente tentato di sfondare a destra prima delle elezioni, stanno provando a spostarsi a sinistra, nel tentativo di raccogliere i consensi uscenti dal malato d’Italia, il Partito Democratico. Tentano quindi di scimmiottare i Democratici americani, che negli ultimi anni sono tornati a cavalcare la battaglia sulla minimum wage, aumentando il salario minimo in alcuni Stati ed alcune Città a guida democratica. Se l’operazione avrà successo è tutto da vedere, però sembra proprio che l’OPA sul popolo della sinistra è stata lanciata, e che i 5 Stelle non torneranno a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, cercando di racimolare voti ovunque ci sia uno spazio. Si stanno dando una connotazione marcatamente socialista, checchè ne dicano le fonti ufficiali.
C’è, inoltre, un’altra categoria che potrebbe essere molto interessata da questo tipo di manovra: quella del dipendente pubblico, che si vedrebbe aumentare lo stipendio per la prima volta dopo anni di siccità. E quindi, con la scusa del dargli addosso all’avido capitalista, Di Maio e soci sembrerebbero puntare alla cassaforte di voti del PD, quel milione e mezzo di statali che, riconoscenti, potrebbero decidere di mettere la casacca pentastellata. Poco importa se ci stiamo avviando verso una nuova recessione, e se questo tipo di manovre rischiano di fare solo più danni, deprimendo uno dei mercati, quello del lavoro, già tra i più depressi. Il come, è tutto da vedere: il salario orario minimo è un’operazione a costo zero sul settore privato (anzi, forse, vista la rigidità del mercato del lavoro, sarebbe addirittura in attivo), ma le mance costano, ed un aumento generalizzato degli stipendi del pubblico impiego, anche se piccolo, è una bella botta.
In tutto questo, il centrodestra sembra sia in stato catatonico; la Lega è completamente assorbita dalla questione immigrati, e sembra disinteressata e distante a tutto quello che non riguardi i barconi. Forza Italia è ormai l’ombra di sè stessa; Berlusconi tira la carretta, ma operazioni infelici come quella della Prestigiacomo ieri la dicono lunga su quella che è una barca che sta affondando. In FdI i temi economici sono sempre una cosa delicata: esiste infatti un bipolarismo (mentale, non politico) in campo economico che il mondo della destra si trascina dietro fin dagli anni ‘70, con una parte (maggioritaria) più socialista dei socialisti ed un’altra (minoritaria) decisamente più liberista.
E l’elettore di centrodestra resta inerme a guardare, attendendo che qualcuno si accorga che per lui le categorie tradizionali non sono morte, e che dopo 10 anni di centrismo a tinte rosse vorrebbe, finalmente, vedere nuovamente qualcosa di genuinamente conservatore. E nel frattempo pensa che al salario minimo preferisce il salame. Ovviamente minimo, perchè il salame fa ingrassare.

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